vino cotto

Il vino cotto è un prodotto tipico del territorio abruzzese. Consumato normalmente come dessert, presenta una gradazione alcolica variabile secondo la tecnica di produzione e il periodo d’invecchiamento. Il mosto appena ottenuto dalla pigiatura di uve bianche e/o rosse viene versato in una grossa caldaia di alluminio o di acciaio inox o di rame (in quest’ultimo va collocato sul fondo un “pencio” di terracotta, per lo più un piatto rotto). La caldaia è posta a bollire direttamente su un treppiedi o su altra attrezzatura idonea sotto cui viene alimentato il fuoco, che deve essere vivo e lento. Il mosto concentrato, viene lasciato riposare in contenitori di vetro o creta o acciaio e successivamente versato in una botte di legno, preventivamente trattata con zolfo, dove avviene una lenta fermentazione. Una volta conclusa la fase di fermentazione, la botte si tappa con sughero o altro materiale idoneo. L’invecchiamento in botte di legno deve andare da un minimo di 1 anno fino a 30-40 anni e oltre. La più antica testimonianza sul “vino cotto” in Abruzzo si trova nella pubblicazione di Filippo Rizzi “Memoria sull’abuso di cuocere il mosto” del 1811. Guido Giuliani nel suo libro Il vino in Abruzzo (1975) scrive a proposito del vino cotto: “vino da dessert di antica tradizione e di particolare pregio, che si consuma nelle occasioni da ricordare, o quale coadiuvante nella cura del raffreddore e dell’influenza”. Ancora oggi, infatti, il vino cotto accompagna il brindisi di molti banchetti nuziali. Come vuole la tradizione, il padre dello sposo offre agli invitati questo particolare vino, preparato alla nascita del figlio maschio e conservato in una piccola botte fino il giorno del suo matrimonio, con un invecchiamento di almeno 25-30 anni, che viene gustato come una delizia dai partecipanti e apprezzato come bevanda, ottima per facilitare la digestione.