Ciff'e'cciaffe di maiale

Una volta il maiale, assieme all’orto, era la dispensa della casa:  “chi nin fa l’orte e n’accide lu porche, va tutte l’anne nghe lu muse storte”.  L’uccisione avveniva a luna mancante (tra Natale e la prima metà di gennaio) altrimenti la carne “andava a male”. Il maiale aveva un ruolo centrale nel culto di Sant’Antonio Abate non solo perché il grasso del maiale era visto come unico rimedio contro il “fuoco di Sant’Antonio” (herpes zoster), ma anche perché su questo animale si giocava la sopravvivenza di intere popolazioni, visto che, fino a poco tempo fa, non se ne gettava via nulla.  Il ciff’e cciaffe, è la prima pietanza mangiata il giorno stesso dell’uccisione del maiale; il termine deriva dal suono onomatopeico dei pezzettini di carne fritti assieme ad aglio, cipolla e peperone cucinati in abbondanza nella “frissore” (padella).

Once the pig, together with the garden, was the dispensation of the house: “those who don’t cultivate the garden and don’t kill the pig, should be with the crooked nose all year long“. The killing occurred at the missing moon (between Christmas and the first half of January), otherwise the flesh “went bad”. The pig had a central role in the worship of St. Anthony the Abbot, not only because the fat of the pig was seen as the only remedy against the “shingles” (herpes zoster), but also because the survival of entire populations depended on this animal, since, until recently, it is not throwing anything away. The “ciff’e cciaffe”, is the first dish eaten on the day of the killing of the pig: the term derived from the onomatopoeic sound of pieces of meat fried with garlic, onion and bell pepper cooked in abundance in the pan.